La favola finanzofobica e dei “poteri forti”

In Attualità

La politica è soprattutto narrazione. In democrazia, al momento dell’esercizio dei suoi diritti politici, l’elettore, individualmente o collettivamente, non fa che scegliere quella che più gli aggrada, quella che più lo smuove emotivamente, coniugandola, come logica impone, ai suoi interessi economici individuali o di categoria.

Aprendo una qualsiasi pagina di quotidiano, è indubbio che la narrazione che oggi va per la maggiore è la storiella secondo cui il Belpaese sarebbe puntato dalle avide mire antiumane delle élites ultramondialiste dell’internazionale finanziaria, le quali avrebbero a cuore che l’Italia venisse riempita di extracomunitari e privata del suo welfare; così, per puro spirito di cattiveria, un po’ come Voldemort contro Harry Potter.

E qual è lo strumento, la bacchetta magica di cui il “Signore Oscuro” di Wall Street e Bruxelles si servirebbe per colpire di soppiatto la povera Italietta Grifondoro? Ovvio, i “Mercati”!

Non so che idea abbiano gli aderenti al suddetto racconto – che per comodità chiameremo “Harry Potter e la Manovra del Popolo” – del sistema dei mercati. Bisognerebbe supporre che nella mente dei sedicenti “maghetti del bene” la Merkel, seduta sul suo trono di spade, chiusa nella cantina del suo castello infestato nei pressi di Bruxelles, insieme a un’orda di burocrati del FMI e della UE, si diletti a far saltare i valori dei BTP spingendo a caso i tasti colorati di una console a forma di simbolo dell’Euro. Ciò, al fine di punire l’Italia per non essere conforme al “pensiero unico”, espressione quanto mai abusata ma mai chiarita nel suo significato.

Sarebbe utile spiegare che il c.d. “spread” non è generato unilateralmente “dalla Germania” – che dunque, di fatto, è esente da colpe – ma dalla instabilità del titolo italiano rispetto a quello tedesco – e quindi, di contro, generato quasi unilateralmente dall’instabilità che l’Italia comunica al mondo -?  Sarebbe comprensibile il concetto, quanto mai “magico” per restare in tema, secondo il quale Tizio possa logicamente nutrire dei dubbi sulla possibilità di Caio di restituire al primo i soldi ottenuti in prestito quando questo, piuttosto che investirli nella sua attività o impresa, annunci di volerli utilizzare al fine di offrire una sontuosa cena ai suoi numerosi amici?

C’è chi reputa indecoroso, ingiusto, scorretto che siano i mercati, e dunque l’autonomia privata a influenzare l’operato di un Governo nazionale. Per quanto dignitoso possa essere, il suddetto pensiero non tiene conto di secoli, ma che dico, millenni di evoluzione Storica, di una lotta continua tra libertà individuale e autorità pubblica che ha raggiunto il suo apice nei settanta milioni di morti della Seconda Guerra. Luigi XVI fu dunque decapitato invano, giacché la lezione non è stata colta fino in fondo.

È vero, la politica è indubbiamente influenzata dai mercati, come lo è dal mondo dell’economia reale e dall’associazionismo internazionale e nazionale. Questa non è che la conseguenza precipua dell’applicazione dell’idea secondo la quale non è l’individuo a dover servire lo Stato, ma è piuttosto l’autorità precostituita stessa che si giustifica nel servizio della collettività.

Ed è proprio questo il punto. Cosa è la collettività? Come si tutelano gli interessi della stessa? Chiudendosi nelle proprie leggi e nel proprio contesto, rifiutando di attrarre ricchezze straniere e cercando di tirare avanti solo “ca’a robba de casa nostra” amabilmente concessaci dal superiore politico, o piuttosto invogliando il risparmiatore straniero (si badi, “risparmiatore”, non “carogna tecnoplutocratica”) a prestarci i suoi soldi, nella consapevolezza che il suo investimento è al sicuro, tra le solide braccia degli amici Italiani?

Questione di punti di vista, di ‘narrazione’ appunto. Dal nostro punto di vista, non poteva che avere ragione il Cancelliere Adenauer: “tra schiavitù e libertà, noi scegliamo la libertà”.

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