Spread di scemenze

In Attualità, Economia, Politica

Scorrendo articoli e blog nelle ultime settimane possiamo leggere di opinioni e considerazioni sullo spread più o meno fantasiose ed in molti casi provenienti da esponenti del Governo e fonti vicine (si pensi a Scenari Economici e Progetto Eurexit). Il tutto sembra avere anche un punto di origine o, almeno, un chiaro riferimento disciplinare nelle parole del Ministro Savona durante un’intervista a SkyEconomia (disponibile QUI).

Volendo riprendere alcune tra le più pittoresche elencheremmo queste:

1.Draghi/BCE deve azzerare lo spread (concetto frutto di un’idea distorta che vedrebbe Draghi padre padrone della BCE)

2.Con una moneta nazionale non ci sarebbe lo spread;

3.L’esistenza dello spread permette alla gente di arricchirsi alle spalle dello Stato/contribuenti/poveri (a seconda della bandiera politica).

Circa il primo punto va specificato che trattasi di un errore concettuale che, comune o meno, lascia perplessi. Lo spread è la differenza di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi che sono utilizzati come benchmark perché i più sicuri. Questa differenza di rendimento, per un semplice sillogismo, non è altro che la differenza di rischio per l’investitore nell’acquisto di un titolo piuttosto che un altro. Si parla di rischio di insolvenza (non ti pago) ma anche di ridenominazione (torniamo alla lira, pertanto potrei pagarti ma probabilmente con una moneta svalutata). È bene ricordare che i mercati non sono altro che strutture nelle quali una moltitudine di investitori in un regime fortemente concorrenziale aspira al miglior rendimento possibile attraverso innumerevoli scambi che, in sintesi, pongono il singolo investitore in una posizione contrapposta a tutti gli altri nel perseguire l’obiettivo particolare. Pensare di poter “azzerare lo spread” potrebbe essere un’idea tratta ingannevolmente dagli effetti del Quantitative Easing con il quale la BCE, grazie all’acquisto massiccio di titoli di stato italiani, ha contribuito alla diminuzione dei tassi di rendimento e quindi dello spread BTP-BUND.

A questo punto potrebbe sorgere spontaneo il chiedersi perché la BCE non faccia di più, perché non prosegua con il QE.

Il QE è iniziato solo dopo una gravissima crisi mondiale che ha toccato le economie di diversi Paesi. Si è deciso per una politica monetaria ultraespansiva per combattere i rischi di un crollo dell’economia. La politica espansiva attuata prevedeva un’inflazione del valore dei titoli finanziari e la conseguente diminuzione dei tassi di remunerazione degli investimenti che si traduce in meno crescita futura per mantenere quella presente. Avendo la BCE una liquidità comunitaria, i costi di questa manovra sono ripartiti fra tutti i Paesi della zona Euro, gli stessi che ne beneficiano con il sostegno all’economia e la stabilità.

Adesso immaginiamo l’attuazione della proposta azzeramento spread. Come noto, lo spread è sinonimo di rischio, provate a immaginare cosa significhi per tutti i Paesi della zona Euro prendersi i costi dei rischi dei Paesi più scellerati mentre questi ultimi beneficiano del sostegno monetario (in economia si chiama moral hazard). Faremmo a gara a chi fa più deficit e a chi più destabilizza gli altri Paesi per accontentare il proprio elettorato con regalie pagate da altri. In pochi anni si vedrebbero scontri durissimi e lo scioglimento della zona Euro o il default dei paesi che ne fanno parte. L’azzeramento dello spread sarebbe un gigantesco monumento all’irresponsabilità.

Il secondo punto è smentito semplicemente notando che ogni Paese che emetta titoli di Stato può essere paragonato alla Germania sulla base dei tassi di rendimento di quei titoli, e quindi spread. Gli USA, che hanno una moneta nazionale e un’economia in fase di crescita, alla data odierna hanno uno spread a 271 punti e consultabile, insieme ai rendimenti dei titoli di Stato di altri Paesi, al sito https://it.investing.com/rates-bonds/government-bond-spreads. Questo perché, eliminato il rischio di ridenominazione, rimangono i rischi di insolvenza o di svalutazione della moneta per all’inflazione evidentemente maggiori rispetto a quelli della Germania.

Il terzo punto non sta in piedi per due motivi. Il primo è che se non ci fossero i titoli italiani, gli investitori andrebbero semplicemente ad acquistare altri titoli con rendimento e rischio che più gli aggradano. Il secondo punto vede lo spread come colpa del governo italiano e del suo continuo volere andare allo scontro con chiunque gli faccia notare l’evidenza dei fatti additandolo come terrorista economico o nemico del popolo (parole realmente utilizzate, ndr).

L’aumento dello spread trova concausa nelle politiche economiche e sociali del Governo italiano di turno che nel medio termine si tramuta in maggiori costi per il sistema bancario che si rivarrà sulla clientela (il cittadino, ndr). Non dimentichiamo che le banche sono come  le aziende pertanto non sono esenti dal rischio di fallimento, come già accaduto e con le conseguenze già note.

Prima di abolire la povertà stanno abolendo la ricchezza.

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