Come riconoscere un individualista nell’era dei social

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Riconoscerlo, anni fa, era semplice: borghese, ben vestito, sempre educato, con uno sguardo ammaliante alla Alain Delon (o Sharon Stone), avvincente e intraprendente. L’individualista era quella figura stereotipata troppo similmente a Gene Kelly in Singing in the Rain.

Oggigiorno, l’impresa si fa più ardua: eroi incravattati che cantano sotto la pioggia non ne abbiamo più, tanto quanto è vero che tali individualisti si sono dovuti nascondere per la continua macchina del fango che riversa su di loro ondate di pregiudizi, ogni colpa dei mali della società, critiche alla loro indole.

Tuttavia, c’è sempre chi, silenziosamente, continua a vivere cercando di rendere la propria vita una fantastica opera d’arte e sogna la belle époque o i roaring twenties ad occhi aperti: li riconosci subito, se dedichi un po’ di attenzione, perché hanno voglia di fare, non amano sprecare tempo e non ne lasciano molto né per ascoltare né per fare critiche, sentono la profonda necessità di distinguersi da chiunque, anche da chi ritengono simile a sé.

Un individualista del terzo millennio si è reso conto che l’apparenza è importante, in quanto deve riflettere ciò che è realmente -giacché vuole sempre mostrare sé stesso, seppur senza esaltarsi troppo o fingersi qualcun altro – e grazie ai social network è ben facile mostrare l’estro, la creatività e lo spirito distintivi di ogni individualista. Non che abbia bisogno dell’accettazione da parte della società per quel che è, rimane pur sempre un individualista, ma è quel tantino narcisista ed edonista da volersi mostrare al mondo; e la sua sfida è personale, con sé stesso, mai con gli altri.

Lo vedi alla ricerca di attività sempre diverse, o mentre insegue le sfaccettature della vita per coglierle tutte: perché non vuole solo apparire, vuole ben vivere. Ama gli alcolici, ma con enorme moderazione, e forse non si ubriaca mai. Mette nelle stories di Instagram la foto del calice e della bottiglia di vino, anche se sa che nessuno riconoscerà quell’etichetta e quell’annata.

A volte è elegante, ma a modo suo. Vorrebbe sempre essere in una festa nello stile del Grande Gatsby, eppure quando si trova insieme agli pseudo-aristocratici che si immolano negli agi e nelle festicciole, non riesce a sopportare la noia e la banalità di chi aspetta la festa per divertirsi e non sa come vivere piacevolmente la propria vita.  A fine serata, lo trovi un po’ troppo riflessivo, sempre insoddisfatto, ma se ti va bene puoi osservare la sua felicità quando i molti se ne vanno e finalmente riesce a stare con quelle poche persone che apprezza, quelle che come lui hanno voglia di vivere, di fare, di sentire e di mettere da parte invidia, critiche e false rappresentazioni di ciò che dovrebbe essere il mondo.

Durante il giorno, fa mille cose diverse: lo vedi sempre immerso in qualcosa di nuovo, conquistato da questa o quell’altra cosa che ha appena scoperto o ri-scoperto; a volte, è così geloso delle sue scoperte (come un libro di Ayn Rand) che non le vuole rivelare a nessuno. Studia e legge, anche se lavora. Lavora, anche se studia e legge. Il piacere della scoperta lo porta ad avere lo spirito da imprenditore, sempre alla ricerca di ciò che potrebbe interessare alla società e che potrebbe offrirle, seppur poi magari imprenditore non lo diventi per davvero.

Avendo tutto un mondo da scoprire e un altro da realizzare, non ha molta voglia di dedicare del tempo a chi non gli interessa. Almeno, non è ipocrita, anche se per questo viene additato come asociale e maleducato. Non gli interessa se su Facebook ha 150 o duemila amici, né se riceverà carrellate di like alla prossima foto o al prossimo post: desidera esprimere sé stesso, e i social network sembrano veramente funzionare bene in questo verso. Lo puoi riconoscere persino dalle foto perché non è mai statico: vuole essere dinamico anche da fermo. Non cerca la vita nell’attimo giusto, come se tutto dovesse concentrarsi in un solo secondo e come se la fotografia fosse un quadro immortale; rende ogni attimo quello giusto, tanto da essere certo che ciascuno dei suoi attimi sia degno di essere ricordato e rappresentato.

Infine, non dà mai fastidio agli altri, non è menefreghista ma si fa gli affari suoi. Aiuta con piacere se gli viene chiesto, ma aiuto non ne chiede molto spesso. Non vuole dipendere da niente e da nessuno, difatti dosa molto bene i propri vizi per non diventarne schiavo, proprio per questo non cerca un partner con cui fare la coppia di piccioncini: desidera al proprio fianco un complice, qualcuno con cui possa trovarsi a proprio agio senza il timore di recare danno, sia con le parole, sia con i gesti a causa del proprio individualismo.

Un individualista sarà sempre vivace, e dopo ogni terrificante disfatta si rialzerà e tornerà a cantare sotto la pioggia – proprio come Gene Kelly – per continuare a godere della propria, unica, imperfetta vita.

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