L’Italia ai perdenti

In Società

Negli ultimi anni un movimento particolare sta diventando sempre più forte in Italia. Potrebbe essere considerato il primo movimento in Italia. Nelle elezioni del 4 marzo dello scorso anno ha anche ottenuto la maggioranza. Parliamo del Movimento 5 Stelle? Errato. Parliamo del Movimento dei Perdenti.

Chi sarebbero i perdenti? I perdenti sarebbero i cittadini che si considerano derubati, che si considerano meno furbi, che si considerano meno raccomandati, che dispongono meno risorse per raggiungere i propri obiettivi, che hanno rubato meno. Il perdente è colui che si sente costantemente penalizzato. Se lui non ha combinato nulla di buono nella sua vita, la colpa non è sua, ma di chi ha combinato qualcosa. Se lui non ha combinato nulla di buono nella sua vita, la colpa non è sua, ma di chi ha rubato, di chi è raccomandato, di chi è più furbo, chi dispone di maggiori risorse.

Ma cosa chiede il perdente alla politica? Visto e considerato che il perdente è convinto di non poter far nulla per reagire contro queste forze vincitrici e dominanti, chiede che sia lo Stato ad intervenire. Chiede che lo Stato sappia limitare le forze dominanti, per venire incontro al perdente.

Cosa chiede il perdente, esattamente? Chiede un Reddito di Cittadinanza. Il Reddito di Cittadinanza viene richiesto perché il perdente non ha lavoro e pur di non ammettere che non è in grado di trovarsene uno, accusa chi lavora di essere stato più furbo, raccomandato, ladro. Nella sua attuale posizione, il perdente è impossibilitato a trovare lavoro e, pertanto, occorre che lo Stato intervenga per dargli quel reddito che gli viene negato dalla società.

La seconda richiesta è la chiusura domenicale. La chiusura domenicale viene richiesta perché il perdente non riesce a competere con i centri commerciali e pur di non ammettere che non è in grado di trovare una strategia di concorrenza e che il vero problema sono le tasse, inizia con accuse di poteri forti lì, poteri forti là. Nella sua attuale posizione, il perdente non è in grado di rimanere sul mercato con i propri mezzi e, pertanto, occorre che lo Stato intervenga per limitare le libertà altrui.

Ma il perdente non si limita a dominare in politica. Essi sono dappertutto. Sono al mercato, sono sui social network, sono al bar, ecc ecc. Il perdente è facilmente riconoscibile. Si considera , costantemente, penalizzato rispetto al prossimo, si sente vittima rispetto al prossimo, si considera derubato rispetto al prossimo.

Rispetto alle nostre idee, il perdente è l’anticapitalismo per eccellenza. Il capitalismo è la massima espressione della dicotomia vincere-perdere che si afferma in tutti i scambi tra individui. Nel mercato non possono vincere tutti, poiché non tutti possono vincere e può capitare di doversi ritrovare dalla parte dei sconfitti. Con vincere e perdente non si riferisce alla situazione di due o più imprenditori, ma nel capitalismo il concetto può essere esteso in tante altre dinamiche. Anche in una categoria di lavoratori, può succedere che uno ottenga molto meno rispetto ad un suo collega e viceversa.

Ma in Italia, i perdenti vogliono reagire. Sono stanchi di essere, a detta loro, dalla parte dei penalizzati, dalla parte dei derubati e, di conseguenza, vogliono reagire. Perciò, il loro sogno è quello di avere uno Stato che adotti leggi e strumenti per limitare in modo forzato chi viene considerato troppo furbo, troppo avvantaggiato, troppo potente e raccomandato, chi dispone di maggiori risorse. In questo modo, anche il perdente potrà ottenere le sue soddisfazioni. La mentalità dei perdenti è tipica del socialismo statalista italiano, cultura dominante in Italia da troppi anni.

Ora sono sempre più forti in politica e hanno tutte le caratteristiche di dominare in Italia per tanti anni.

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