Banche sotto scacco e aspettative deluse

In Economia

Alcuni segnali di incertezza dalle principali banche erano già emersi da qualche tempo; ora, però, vengono alla luce due diversi scandali che riguardano tanto i gruppi affermati quanto quelli nascenti.

Il primo caso riguarda ING Conto Arancio e Deutsche Bank, entrambe coinvolte nello scandalo della Troika Dialog, banca privata russa che ha trasferito ingenti capitali di illecita provenienza attraverso i conti bancari europei per acquistare partecipazioni in aziende di stato, beni immobili, yacht di lusso.

Il secondo scandalo, invece, ruota intorno all’indagine sulla rivendibilità e sulle quotazioni di mercato dei diamanti, da gruppo Unicredit, Intesa San Paolo, MPS, banca BPM, per spingere i propri clienti all’acquisto a titolo redditizio del 7% o 8% tra il 2012 e il 2016. I prezzi sarebbero stati gonfiati rispetto ai listini internazionali, praticando di fatto una concorrenza sleale sul mercato in una configurazione economica faticosa (1% o 2% sopra la media).

Per quanto riguarda il primo caso, nel settembre del 2018 il gruppo Olandese ING aveva già patteggiato una multa di 775 milioni di euro per  delle negligenze all’interno delle procedure di controllo in materia, permettendo il riciclaggio sui propri conti bancari. A metà marzo la Banca d’Italia ha imposto al gruppo la sospensione dell’acquisizione di clienti nella penisola, per colmare le carenze strutturali sui controlli nelle procedure interne.

Invece, l’indagine sulla vendita dei diamanti a titolo di investimenti è stata svolta dall’Antitrust e dal tribunale di Milano sui gruppi bancari coinvolti a partire dalle società DPI e IDB (Diamond Private Investiment e Intermaket Diamond Business): l’affare consisteva nello spingere i propri clienti alla compravendita dei beni da parte di queste società, proposti come particolarmente redditizi fino al 7% o 8% di rendimento annuo.

Attraverso la leva dei prezzi, gonfiati rispetto allo scenario economico che garantiva rendimenti inferiori di almeno 1 o 2 punti rispetto alle altre commercializzazioni di reti, si invogliava in cliente all’acquisto. Banale comprendere gli ingenti margini di guadagno per irrobustire i bilanci degli istituti di credito attraverso le commissioni incassate dalla vendita di tali prodotti, una cifra che si aggira intorno al 15%, in cambio di benefit e regali ai dirigenti più meritevoli (845-950 euro di premi aziendali per ciascuno).

Altri elementi da tenere in considerazione, la riserva frazionaria

 

Tanto quanto questi scandali bancari, merita una nota di attenzione l’analisi della struttura di riserva frazionaria. Essa è la percentuale dei depositi bancari che per legge la banca è tenuta a detenere sotto forma di contanti o attività liquidabili. Si tratta dell’evoluzione moderna dell’attività dei gioiellieri, che nei secoli passati tenevano da parte l’oro ricevuto come forma di riserva: ora le stesse regole valgono per le banche moderne, che devono tenere un livello minimo di liquidità per soddisfare l’operatività degli istituti, contenere lo shock di debito del sistema e praticare una politica monetaria espansiva e inflazionistica.

Le banche sono obbligate a mantenere una piccola percentuale di riserva obbligatoria, che può anche essere aumentata attraverso prestiti, ma sono solo le banche centrali a fare da garanti a tale flusso. Quindi oltre al fatto che in passato le riserve erano tangibili e prestavano in funzione alla reale quantità di oro, ora la cessione di titoli di prestito si effettuano su nulla di concreto a capo di un ente privato. In definitiva uno stato o un privato deve produrre garanzie per accreditare valuta, le banche centrali e coloro che le controllano no. Il sistema bancario crea per se, senza limiti e gratis.

…e il meccanismo di credito

Con riferimento al funzionamento odierno dell’universo bancario, altrettanto interesse dovrebbe destare il meccanismo di credito o moneta. Nei sistemi bancari moderni la moneta infatti non ha alcun valore intrinseco, ma dipende dalla fiducia attribuita dagli agenti economici come mezzo di scambio per beni e servizi. Le banche centrali hanno il privilegio di essere le uniche istituzioni a poter legalmente emettere moneta e monitorare la sua evoluzione attraverso gli aggregati monetari, i quali, nei sistemi moderni, sono composti per l’85% da depositi bancari e solamente dal 9,5% dalla moneta fisica, e a gestire le registrazioni contabili, ovvero i rapporti di credito e debito tra attori economici attraverso le banche commerciali. Le banche centrali divengono di fatto gli unici custodi reali della moneta in tutte le sue forme.

In conclusione le banche centrali controllano le riserve delle banche commerciali, usando la leva dei tassi di interesse e comprando bond. Le banche commerciali, invece, avendo una grossa liquidità soprattutto in fase di recessione, dove viene tagliato il costo del denaro, non hanno obblighi di come impiegare i soldi, i quali spesso non vengono immessi nell’economia reale e nella produzione, ma in attività di finanza e speculazione (sotto forma di bond, azioni ecc). Da qui deriva il crearsi di bolle finanziarie e il mal funzionamento dell’economia reale. 

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