Perché la flat tax è giusta

In Attualità, Economia

Se vi ritrovate nel detto: “sai cos’è la flat tax? È che tu prendi pasta e patate, il ricco prende l’aragosta e pagate alla romana” non avete capito la flat tax. Quello sarebbe, al massimo, un testatico.

Riformulando: Sai cos’è la tassazione progressiva? È che tu prendi l’aragosta, il ricco prende pasta e patate ma il ricco paga di più perché è ricco”.

Con la flat tax, tra l’altro, il ricco paga più del povero: Il 25% di 10.000 è diverso dal 25% di 100.000. Per capirci, ipotizziamo un funzionamento uguale per il pagamento della mensa aziendale: il 5% del salario giornaliero. L’addetto alle pulizie con paga di € 50,00/giorno pagherebbe per il servizio mensa €2,50 mentre il top manager con guadagno da € 250,00/giorno pagherebbe €12,50.

Di fondamentale vi è, quindi, la capacità di contribuire: tutti, indigenti a parte, contribuiscono con la medesima percentuale.

La flat tax stabilisce una differente uguaglianza rispetto il sistema che conosciamo: tutti pagano la medesima quota di quanto producono. Perché un ricco industriale non dovrebbe avere lo stesso diritto di un proletario a trattenere una X percentuale di guadagni per sé senza che, in quanto ricco, sia penalizzato?

La flat tax non è una mera misura da applicare così, magari a debito. Dev’essere un cammino nell’ottica di uno Stato più leggero. Ma, “you are all a bunch of socialists” a parte, la progressività può essere ammessa, almeno temporaneamente, in un Paese liberale: Luigi Einaudi sosteneva l’opzione di una leggera progressività, a patto che a ciò corrispondesse uno Stato leggero e funzionante.

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