Attenti alla politica del Buonsenso

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Non è una questione di popolo contro élite, ma di puro e semplice Buonsenso.

Questo è il sottotitolo dell’articolo presente nell’ultimo numero della rivista sovranista Il Primato Nazionale, dal titolo “né populismo, nè sovranismo, quello di Salvini chiamatelo Normalismo“, scritto da Davide di Stefano.

L’articolo tenta di spiegare la dottrina pseudo-salviniana del concetto di “buonsenso”.

Un normalismo che nasce dal discorso populista, favorito a sua volta dalla frattura tra popolo ed élite. Anche la sua tendenza di parlare in prima persona, il fatto che non ha una visione del futuro, ma compensate da una forte concretezza sul presente sono tutti aspetti al suo essere spontaneo, perbene e, di conseguenza, di buonsenso.

Ma cosa vuol dire buonsenso e cosa vuol dire normalità?
In realtà, parliamo di due aspetti estremamente soggettivi.

Inutile dire che ciò che è normale per me, non è automaticamente così per il prossimo. Lo stesso discorso vale per il buonsenso. Qualcuno mi potrebbe obiettare, non a torto, che Salvini viene votato proprio perché i suoi elettori giudicano le sue proposte, proprio perché sono di buonsenso.

Sorge però un problema non indifferente. Il problema nasce dal fatto che se il giudizio del buonsenso è soggettivo, se la maggioranza ha una conoscenza della materia particolarmente bassa, non possiamo più parlare di buonsenso, ma cadiamo nel giudizio di senso comune.

Rischiamo, dunque, di cadere nella trappola del comformismo: avere un’opinione non tanto per razionalità, ma “perché tutti fanno così“. D’altronde, in Italia, se non sei un elettore di Salvini, automaticamente sei dell’élite o del Partito Democratico.

Ma la politica non è una scienza esatta. Ne abbiamo avuto la dimostrazione sia con le teorie socialiste o teorie keynesiane, sia con la praticità estrema nell’Italia di Benito Mussolini.

Infatti, il governo del dittatore italiano era uno stile “a braccio”, imponendo spesso decisioni improvvisamente. I post-fascisti si ispirano a Mussolini, ma quest’ultimo era un grande improvvisatore. Probabilmente, secondo la sua logica, aveva un progetto di buonsenso. Ebbene, sul rapporto verso il buonsenso, Mussolini e alcuni sovranisti di oggi, hanno tanto in comune.

Io penso che la miglior risposta allo generalizzazione fatta dal giornalista del “Il Primato Nazionale” sia quella di Adam Smith sulla sua celeberrima opera La Ricchezza delle Nazioni, specie sul suo concetto di mano invisibile.

Siamo d’accordo che si tratti di un concetto prettamente economico, ma io vorrei estenderlo alla politica nel suo complesso. Il concetto di Mano Invisibile è la dimostrazione che il risultato di una nazione è compiuto soprattutto dalle scelte, economiche e personali, del singolo individuo. La mano invisibile spiega come non occorrono delle leggi che limitino o disciplinino il comportamento degli attori economici. Ebbene, perché dovrebbero esistere leggi che disciplinano il comportamento delle persone?

Non sarebbe più di buonsenso permettere ad una coppia omosessuale come meglio educare il proprio figlio? Quale buonsenso giustifica che uno debba essere necessariamente “papà e mamma”, piuttosto che entrambi genitori? Sarà il rapporto tra bambino e genitori a favorire le loro interazioni. Forse non Sarà un “papà e mamma”, ma magari dirà “papà” (o mamma) ad entrambi i genitori; magari, il bambino chiamerà i genitori per nome.

Una cosa è certa, per qualcuno insistere su “mamma e papà” è buonsenso; ma è altrettanto certo che per i genitori omosessuali non è buonsenso; ed è altrettanto certo che non è buonsenso impedire ai nonni di avere un nipote, solo perché il figlio è omosessuale.

Per fare un altro esempio, possiamo chiamare buonsenso, una politica che chiede all’Europa di gestire liberamente la propria moneta? Proposta così, forse è di buonsenso. Non è più tale se lo scopo di Salvini è svalutare la moneta. Io lo posso dire, avendo studiato, ma non posso pretendere che tutti gli elettori siano in grado di saperlo.

Per questi e altri motivi, chiamare di buonsenso la politica di una persona è come indossare una maglia di tre taglie più piccole. Se il buonsenso è soggettivo e il tuo buonsenso diventa di senso comune per il prossimo, non ci possiamo dimenticare che non possiamo affidare il destino di una nazione nelle mani di un buonsenso. La politica non è una scienza esatta, ma di certo non è adatta per l’improvvisatore.

Basare la politica sul buonsenso di una sola persona è illiberale.
Basare la politica sul normalismo di una sola persona è illiberale.

Per concludere, vorrei fare un appunto al Di Stefano che apprezza la tendenza di Salvini nell’evitare i colpi degli avversari. Per la verità, fin dalla sua ascesa, ha sempre incontrato avversari che tiravano pugni alle mosche, senza un briciolo di preparazione. Per quanto non sia una persona che io apprezzi più di tanto, ricordo che la Boldrini, prima delle elezioni del 4 marzo 2018, fece un confronto a due contro Salvini nel programma di Lilli Gruber trasmesso su LA7, chiamato Otto e Mezzo.

In quell’occasione la ex presidentessa della Camera, dal punto di vista comunicativo, riuscì “a mettere alle corde” l’attuale Ministro degli Interni, a suon di numeri, dati di fatto e precisazioni scientifiche. Mai come quella volta, Salvini andò così in difficoltà.

La fortuna di allora è che l’avversario in questione si chiamava Boldrini, che stava ultima nelle classifiche di gradimento. Magari, se il confronto fosse stato fatto con qualcuno di maggiore risonanza, oggi staremmo parlando di un’altra storia.

In Italia, però, non è possibile fare i confronti a due. Ma questa è un’altra storia.

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