“Se una cosa è un servizio è normale che sia in perdita”

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Quando vedi una frase come quella di Claudio Borghi, uno degli ideologi in materia economico-monetaria della Lega di Salvini e deputato della stessa, ripensi ai tempi post-boom economico. Esattamente, mi torna in mente il Presidente della Repubblica (1955-1962) Giovanni Gronchi, che nel 1958 disse “Se un’azienda privata è in passivo fallisce, un’azienda pubblica non fallisce”.

In Italia sono tanti i politici che, passando nei banchi del governo, hanno spesso ribadito il concetto che il cittadino debba essere a disposizione della collettività. Il meccanismo prevede che il cittadino trasferisca una parte del proprio reddito – attraverso imposte, tasse e tributi – allo Stato, che si impegnerà a utilizzarli per il bene della collettività. Tutto semplice, direte. Peccato però che il passaggio dalla teoria alla pratica è impietoso, specie in Italia. Ma gli stessi politici statalisti sono avanti. Sapevano che il meccanismo avrebbe portato più danni che benefici, come dimostrano le stesse affermazioni precedentemente citate.

Questo però ha portato al fenomeno che Antonio Martino, saggista liberale, chiamò in un convegno “Sfruttamento politico-burocratico”. Perché sfruttamento? Perché dietro la falsa solidarietà raccontata dai statalisti si nascondono i veri danni dell’interventismo economico dello Stato. Attualmente abbiamo una pressione fiscale intorno al 55%: equivale a dire che per ogni 1000€ guadagnati da un cittadino, tenendo conto che 550€ finiscono allo Stato, questo rimane con solo 450€ tra le mani.

Questi soldi vengono utilizzati per la macchina statale, che include l’assistenzialismo, le pensioni, la sanità, spese varie ed “investimenti” inutili come Alitalia. Tutti servizi spacciati per falsa solidarietà per la collettività. Il cittadino paga ogni mese una marea di tasse, viene impoverito ogni mese con le tasse, anche per salvare casi disperati come Alitalia. In più, dobbiamo sentirci dire che “la perdita è cosa normale”.

Vorrei aprire una parentesi sull’articolo 75 della Costituzione Italiana. Mi riferisco, con esattezza, al secondo comma.

“Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.”

Visto e considerato che poi lo stesso Borghi rispondeva, in riferimento al tema Alitalia, ritengo sia opportuno riportare anche l’articolo 81, esattamente comma 1-2.

“Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.”

Eventi eccezionali. Vi sembra che Alitalia sia un caso eccezionale? Vi sembra che la motivazione “eh be, ma si tratta della compagnia aerea ufficiale della nazione”, sia abbastanza da etichettare il tema Alitalia come evento eccezionale? Mi verrebbe da rispondere, sarebbe un evento eccezionale se Alitalia, nelle mani dello Stato, riuscisse a combinare qualcosa di buono.

Peccato però che, tutto ciò che è nelle mani dello Stato, diventa un disastro.

Perché partiamo dal presupposto che Alitalia ha dei costi talmente enormi, come tutte le macro-aziende statali, che è utopistico pensare di coprire i costi attraverso la vendita di biglietti. Alitalia, dal punto di vista commerciale, è da decenni in un circolo vizioso; deve coprire i costi, quindi aumenta il costo dei biglietti. Nell’era del low-cost, Alitalia non riesce ad offrire un servizio migliore di compagnie meno costose, pertanto diventa la terza-quarta scelta per i clienti; aumentano i costi, aumentano le perdite, il circolo riparte. Poi, quando il sistema diventa insostenibile, si ricorre allo “sfruttamento politico-burocratico”. Infatti, per le logiche dello statalista, come potrebbe essere lo stesso Borghi, bisogna imporre dei costi alla collettività per garantire alla stessa un servizio statale, come la compagnia aerea di Stato.

Mi chiedo perché svenare i cittadini per un servizio, usato soltanto da una percentuale piccolissima di clienti in Italia e nel Mondo. Per cosa? Perché i nostalgici nazionalstatalisti devono urlare con orgoglio che l’Italia ha la sua compagnia aerea di Stato?

Come nel caso dell’assistenzialismo, come nel caso delle pensioni, come nel caso della sanità, anche nel caso Alitalia, lo “sfruttamento politico-burocratico” equivale al fatto che collettività riceva dallo Stato meno di quanto ha dovuto versare allo Stato.

Il paradosso è che gli statalisti lottano per un sistema di solidarietà per garantire un servizio collettivo. In realtà, proprio con il caso Alitalia, si verifica un caso grave di inuguaglianza, nel quale la compagnia statale, considerando il costo del biglietto, è sempre più alla portata di pochi.

Complimenti statalisti, ottimo servizio per la collettività.

Complimenti Borghi, non solo paghiamo le tasse per ricevere meno di quello che diamo (o che ci viene tolto), ma grazie alla tua frase scopriamo che, in futuro, ci verranno aggiunte sempre più tasse per coprire lo sfruttamento statale.

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