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Prima lezione: economia e istituzioni

Perché dobbiamo iniziare questo corso dimostrando l’importanza delle istituzioni nell’economia?

Iniziamo con un esempio: lo sapevi che gli italiani lavorano fino al 2 giugno ogni anno per pagare le tasse[1]? Lo Stato sostiene che le entrate fiscali vengano usate, per esempio, per finanziare l’istruzione, la salute, il sistema giudiziario, la sicurezza pubblica e le infrastrutture.

Ora rispondiamo onestamente: anche se siamo obbligati a lavorare praticamente 5 mesi l’anno esclusivamente per il governo, abbiamo risultati soddisfacenti riguardanti l’istruzione? Cosa ne pensiamo della salute pubblica? Il sistema giudiziario è efficiente, funzionale? Viviamo in sicurezza? Le nostre strade, i nostri porti, le ferrovie e i ponti sono sufficienti, efficienti e affidabili?

E, principalmente: questi 5 aspetti devono necessariamente essere appannaggio dello Stato? Dobbiamo per forza lavorare 5 mesi gratis, senza poter ricevere i frutti del nostro lavoro, affidandoci alle “oculate” scelte del governo?

Facciamo un altro esempio: un lavoratore italiano con uno stipendio mensile netto di 1.350 euro costa mensilmente 2.357 euro all’impresa (quasi il doppio di quanto viene pagato)[2]. Ciò succede perché ci sono contributi sociali e tasse varie che gravano sullo stipendio. Il risultato è logico: invece di contrattare due operai, il datore di lavoro ne contratterà soltanto uno. Alla fine, dunque, questi oneri fanno sì che ci sia un soffocante livello di tassazione, che a sua volta provoca aumento della disoccupazione e, di conseguenza, danneggia enormemente l’economia.

Quando in economia sottolineiamo l’importanza delle istituzioni, dunque, vogliamo evidenziare come gli atti economici siano influenzati da fattori politici, etici, morali, giuridici, psicologici, storici, sociologici, etc.

Quando hai difficoltà nel comprare un prodotto importato, la ragione risiede sempre in una determinata scelta politica, che ha stabilito un processo burocratico e/o oneroso; quanto ti rifiuti a comprare un prodotto che sai che è stato oggetto di furto, è un’imposizione etica, della tua coscienza, che ti impedisce di farlo; quando firmi un atto di acquisto di proprietà, lo fai in virtù dell’esistenza di una legislazione riguardante tale tema; quando compri una maglietta e decidi di comprarne un’altra identica, perché credi che la prima ti abbia portato fortuna, si tratta di una decisione influenzata da fattori psicologici, e così via.

In Italia, così come in tanti Paesi al mondo, le istituzioni scoraggiano chi vuole lavorare per migliorare la propria condizione di vita. Anziché essere un motore della crescita, favorendo la libera concorrenza, il libero mercato e il progresso, le istituzioni sono diventate parassitarie, vere e proprie sanguisughe, volte soltanto a succhiare la ricchezza nazionale per poi concentrarla nella mano dei pochi che comandano lo Stato: i politici e le grandi aziende che danno sostegno economico ai primi (il chiamato crony capitalism).

Per tutto ciò, è importante tenere in conto che l’architettura istituzionale di una società può favorire o seppellire, fin dalla nascita, lo sviluppo socio-economico di una nazione.

Infatti, il riconoscimento e la protezione della proprietà privata, la promozione della concorrenza (promozione da intendere come la non interferenza dello Stato negli affari privati), il riconoscimento di un’ampia orbita di protezione (nuovamente si intende per protezione l’astensione dello Stato) delle libertà individuali, l’istituzione di leggi imparziali rivolte a tutti, l’imposizione di una serie di limiti al potere tributario e regolatorio dei governi, etc. hanno fatto sì che le energie creative degli uomini, in generale, e degli imprenditori, in particolare, siano state totalmente liberate nel Occidente a partire dal XVII secolo.

Questo fenomeno di costante progresso e sviluppo socio-economico si è verificato fin dai primi giorni della nascente repubblica americana e i risultati positivi sono, come le verità della loro Costituzione, auto-evidenti[3].

Quando le Istituzioni sono un danno

Purtroppo, anche il fenomeno opposto si è verificato alcune volte nella Storia umana, portando con sé distruzione della ricchezza nazionale e impoverimento generalizzato. Lo sviluppo di istituzioni parassitarie, come quelle che concentrano il potere nella mano dello Stato – sia in forma estrema come nell’ex URSS, sia in forme più leggere, come nel moderno Stato intervenzionista, protezionista e assistenzialista –, invariabilmente porta alla distruzione di secoli di accumulo di capitale e ricchezza.

L’esempio del Venezuela è forse il più attuale, giacché si tratta di una nazione che fino a 30 anni fa era una delle più ricche del continente e, dopo poco meno di due decenni di totalitarismo economico, è diventata una tragedia umanitaria, con l’87% della popolazione sotto la soglia di povertà e il 61% sotto il livello di estrema miseria. In più, il 60% dei venezuelani ha perso circa 11kg negli ultimi 12 mesi a causa di difficoltà economiche[4].

Perciò si può affermare senza dubbio che le istituzioni giuste sono uno dei fattori preponderanti di una società che aspira al progresso costante, alla creazione di opportunità per tutti e all’eradicazione della povertà. Non ci sono scorciatoie quando parliamo di economia, non esiste un’uscita facile per tutti i nostri problemi, lo Stato non possiede una bacchetta magica. Nelle parole di Milton Friedman, economista americano, there is no such thing as a free lunch” (traducibile in italiano con non esiste pranzo gratis).

Di conseguenza, il modo che si è dimostrato più efficiente nell’uso delle scarse risorse dell’economia è quello che passa per la creazione, manutenzione e sostegno delle preziose istituzioni del libero mercato – e ciò è vero, come si è esemplificato, non solo per ragioni di prosperità economica, ma anche perché le istituzioni sbagliate ci porteranno, alla fine, verso “La Via della Schiavitù”, per usare le sagge parole di F. A. Hayek.

Allora, come si porta avanti una società?

Inoltre, ci sono due maniere di abbordare la visione di una società. La prima, che possiamo chiamare costruttivismo (o ingegneria sociale), si basa sull’idea che la mente e la ragione umane siano capaci, da sole, di permettere agli uomini di costruire una “società ideale”. Un esempio di questo tipo di visione è il socialismo-comunismo, come nei casi dell’ex URSS, di Cuba, della Corea del Nord e del Vietnam del Nord. Un altro esempio di costruttivismo è la Germania Nazista.

Come si può notare, chi crede che le persone possano costruire una società ideale deve, per forza, credere pure che il potere per prendere le decisioni considerate “giuste” e “migliori” per tutti debba rimanere nelle mani di pochi. Non è a caso che tutti gli esempi sopracitati siano di famose e orribili dittature con forte concentrazione del potere, sia nelle mani di un partito (il comunista o nazional-socialista, che era il nome del partito nazista) o, anche, di una sola persona.

In questi casi, logicamente, le istituzioni sono del tipo parassitario, sia per la conosciuta inefficienza dell’esercizio del potere concentrato nelle mani di pochi, sia per la naturale e crescente corruzione che emerge in questo modello istituzionale.

La seconda maniera di vedere questo tema può essere chiamata razionalismo critico: razionalismo perché riconosce l’uomo come essere razionale, critico perché riconosce anche che la nostra mente e la nostra intelligenza sono fallaci, che gli uomini sbagliano anche quando hanno le migliori intenzioni.

Se noi sbagliamo (ad esempio, quando compriamo una TV di bassa qualità), perché dobbiamo supporre che le persone del governo non sbaglino, che loro siano capaci di reggere un intricato e delicatissimo organismo sociale? Come potrebbero sapere cos’è meglio per te e per la tua famiglia più di te stesso? Come possono credere di farlo e di farlo bene per milioni di persone? Infatti, diceva Friedman, sottolineando l’irrazionalità della spesa pubblica, ci sono quattro modi per spendere il denaro:

Il primo modo – spiegava – è quando spendi il tuo denaro per comprare una cosa per te stesso. In questo caso, senza dubbio, starai attento sia alla qualità sia al prezzo della merce. Non vuoi certo rimediare una fregatura.

Il secondo modo è quando spendi ancora il tuo denaro, ma per qualcun altro, quindi per fare un regalo. Starai abbastanza attento anche in questo caso sia al prodotto sia al suo costo, perché non vuoi fare una brutta figura, né vuoi svenarti.

Il terzo modo è quando spendi il denaro di qualcun altro per te stesso. Qui starai bene attento alla qualità, ma un po’ meno ai prezzi: tanto non paghi tu… E, annotava perfidamente, è probabile che ci scappi un pranzo nel miglior ristorante della città.

Il quarto – e ultimo, e devastante modo! – è quando spendi il denaro di qualcun altro per qualcun altro. È la spesa pubblica, bellezza: nessun controllo di qualità, nessun limite, nessun argine agli sprechi.

Un altro aspetto che dimostra l’equivoco del costruttivismo risiede nel fatto che l’economia riguarda sempre decisioni di individui, decisioni personali, perché gli esseri umani sono, logicamente, individui. Il costruttivismo vede le persone come se fossero collettivi astratti (ad esempio “la società”). Infatti, la società esiste – ed è caratterizzata dalla somma degli individui che di essa fanno parte – ma chi prende le decisioni economiche (o meglio, tutte le decisioni) non è questa, ma piuttosto gli individui.

Negli alveari, nei termitai e nei formicai, ogni ape, termite e formica non “pensa” a se stessa, ma alla collettività. Tutto quello che fanno è in favore dell’alveare, del termitaio o del formicaio. La stessa cosa non succede agli uomini, perché essi, come di regola generale, pensano innanzitutto ai propri desideri, poi a quelli della loro famiglia, poi a quelli degli amici e conosciuti, poi a quelli del quartiere, e così via.

La società viene per ultimo e, generalmente, come risultato indiretto di quello che è già stato deciso in base alle fondamenta precedenti. Il pensiero collettivista (socialista, comunista, nazional-socialista, etc.), dunque, tratta gli esseri umani come se fossero api, termiti o formiche, senza l’individualità che li caratterizza e li nobilita: è, perciò, un sistema profondamente disumano. Ed è anche per questo, oltre agli svariati fattori economici (i.e. l’impossibilità del calcolo economico nel socialismo), che tale sistema ha fallito in tutti i Paesi in cui è stato imposto e fallirà sempre, se verrà imposto nuovamente.

L’importanza di essere Liberi di Scegliere

L’esperienza storica che la Scuola Austriaca sostiene dimostra che il principale “ingrediente” affinché le economie raggiungano il progresso è la libertà di scelta. Le istituzioni di un Paese saranno sane soltanto in un ambiente permeato dalla libertà di scelta. Come vedremo nella seconda lezione, la nostra vita è piena delle scelte che invariabilmente facciamo, dalla culla (quando, per esempio, scegliamo di giocare con il giocattolo blu, anziché con quello rosso), passando per la scelta del corso universitario, dell’occupazione, della persona con cui sposarsi (e, anche, se sposarsi o meno), etc.

Ogni volta che le persone fanno una scelta, sia nel campo economico (i.e., comprare una penna) o negli altri (i.e., chi votare), esse pensano che, in quel momento, quella scelta è l’opzione migliore per aumentare la loro soddisfazione (la scelta ottimale). Maggiore è la nostra libertà di scelta, maggiore è la possibilità di essere più soddisfatti, di fare sì che gli altri siano soddisfatti e di far progredire l’economia nel suo insieme.

Quando le telecomunicazioni erano controllate dallo Stato, c’era soltanto un’azienda telefonica operando nella tua città, dovevi aspettare un’eternità affinché installassero un telefono nella tua casa, i prezzi erano altissimi e non avevi neanche la possibilità di reclamare. Dopo la privatizzazione del settore, la nostra libertà di scelta è salita considerevolmente, la competizione tra le aziende è aumentata e non solo la qualità dei servizi è cresciuta, come i prezzi si sono ridotti. Oltre a tutto ciò, con l’entrata di nuove aziende nel mercato, il numero di posti di lavoro è aumentato enormemente.

Si capisce ora che con l’espressione libertà di scelta non vogliamo fare riferimento a un concetto astratto che si può trovare soltanto nei libri, ma a una realtà concreta che porta una serie di cambiamenti positivi.

Per concludere, la corretta comprensione del potere e dell’importanza delle istituzioni è essenziale tanto per coloro che vogliano evitare le tragedie quanto per coloro che vogliano invertire le pericolose politiche in corso. Anche le più sviluppate società possono subire un retrocesso e disintegrarsi, degenerando nella stagnazione economica e/o nella tirannia politica. Per questo è stato molto preciso Karl Popper quando ha detto che il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza”.

Spiegheremo l’economia di mercato in una delle due lezioni seguenti. Per ora, chiariamo solamente che un’economia di mercato è un’economia in cui prevale la libertà di scelta individuale, sia per consumere sia per produrre, risparmiare, investire, etc. In altre parole, un’economia in cui primeggiano le istituzioni di mercato e in cui lo Stato non agisce come una azienda e non esercita controlli e regolazioni. Questi ultimi, come vedremo opportunamente, sono sempre nefasti e predatori, al contrario di quello che, sicuramente, ti hanno fatto credere per tutta la vita.

Dopo queste osservazioni sulla importanza delle istituzioni, siamo pronti per le nuove lezioni seguenti, nelle quali proveremo a mostrare come l’economia del mondo reale funziona.

Suggerimenti di lettura per approfondimenti


ACEMOGLU, D., JOHNSON, S., ROBINSON, J. A., Institutions as a Fundamental Cause of Long-Run Growth, su <https://economics.mit.edu/files/4469>.

MISES, L. V., Politica Economica. Riflessioni per oggi e per domani, Liberilibri, 2008.

FEDAKO, J., The Fallacy of the We, su <https://mises.org/library/fallacy-we>.

ROTHBARD, M. N., Freedom, Inequality, Primitivism, and the Division of Labor, su <https://mises.org/library/freedom-inequality-primitivism-and-division-labor>.

BASTIAT, F., That Which is Seen, and That Which is Not Seen, su <http://bastiat.org/en/twisatwins.html>.

WILLIAMS, W., Poverty is Easy to Explain, su <http://walterewilliams.com/publications/freeman/May11.pdf>.

[1] https://www.money.it/tax-freedom-day-2-giugno-2018-italiani-liberi-dalle-tasse

[2] http://www.repubblica.it/economia/2017/03/04/news/fisco_in_calo_ma_un_dipendente_costa_ancora_il_doppio_di_quel_che_guadagna-159716909/

[3] Come si trova nel preambolo della Costituzione degli Stati Uniti d’America: Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità

[4] Venezuela: Poverty under Maduro Doubled to 87%, su <http://laht.com/article.asp?ArticleId=2451357&CategoryId=10717>

 


Questa pagina è stata scritta da Edson Amaral

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