fbpx

Terza Lezione: Azione, Tempo e Incertezza

Nella lezione precedente abbiamo discusso il concetto di azione e ora possiamo definirlo con più precisione: l’azione, per la Scuola Austriaca di Economia, è qualsiasi atto esercitato, volontariamente, con l’obiettivo di aumentare la soddisfazione di chi lo esercita. Inoltre, nella lezione precedente, abbiamo anche visto che gli agenti – cioè, quelli che agiscono, siano essi consumatori, produttori, investitori, risparmiatori, esportatori, importatori, etc. – prendono le decisioni nell’ottica secondo la quale i fini devono superare i mezzi, ossia, devono tener presente che le scelte vengono fatte in un ambito dove la legge costante è quella della scarsità.

Ogni azione nei mercati presuppone, quindi, che una scelta venga fatta in un determinato momento e che l’agente sia in possesso di alcuni mezzi e abbia l’obiettivo di raggiungere alcuni fini. La teoria economica presume che tutte le azioni siano realizzate con l’aspettativa razionale che, nel caso in cui si raggiunga il resultato desiderato, venga ad aumentare la soddisfazione (o l’utilità, nel linguaggio degli economisti) degli agenti.

Ora possiamo raffinare un po’ questo concetto. Immaginiamo che l’agente abbia considerato i propri mezzi e i fini che vuole raggiungere e abbia deciso di mettere in pratica una determinata azione (ad esempio, acquistare delle scarpe della marca X). Può succedere che, dopo aver eseguito tale azione, l’agente percepisca che la qualità del prodotto non fosse veramente buona o che avrebbe potuto pagare un prezzo molto minore per lo stesso modello online. In altre parole, siccome la nostra conoscenza di tutti i fattori che devono essere considerati durante l’esecuzione di una data azione è incompleta, oltre ad essere ripartita in modo disuguale tra gli agenti economici, accade che le azioni si verifichino perlopiù in ambienti di incertezza – e, quindi, gli errori avvengono spesso. Come dimostrato da F. A. Hayek, le nostre conoscenze possiedono 2 caratteristiche: 1) sono incomplete; 2) non sono ugualmente ripartite tra gli agenti economici.

L’economia del mondo reale, pertanto, non è altro che l’insieme di tutte le azioni – compre, vendite, prestiti, decisioni riguardanti la produzione, il risparmio, l’investimento, etc. – realizzate sotto forma di transazioni economiche e delle scelte che vengono fatte nel corso del tempo.

Ogni essere umano è unico ed evolve nel corso del tempo

Il fatto è che tali scelte non sono costanti nel tempo, nel senso che il passaggio temporale tende a condizionare sensibilmente – e a volte in maniera casuale – le nostre scelte presenti e future. Il tempo può essere definito come un flusso permanente e continuo di nuove esperienze che ci si presentano: è come se il nostro bagaglio di conoscenze – e di interpretazione riguardo ad esse – fosse sempre in divenire, cioè, le nostre scelte in un dato momento (t0) non sono necessariamente le stesse in un momento successivo (t1). L’individuo, con il passare del tempo, non solo cambia i propri gusti e preferenze, bensì acquisisce un’esperienza più ampia e approfondita riguardo la realtà (ad esempio, una persona a cui piace molto la cioccolata, dopo averne mangiata troppa e aver fatto indigestione, tendenzialmente non lo farà una seconda volta).

Ritornando a quello che ci ha insegnato Hayek: se le nostre conoscenze sono incomplete, esse sono, dunque, insufficienti allo scopo di prendere tutte le decisioni riguardanti una determinata azione con l’assoluta certezza che esse siano quelle giuste. E se tali conoscenze sono ripartite in modo disuguale tra i partecipanti dei mercati, ciò significa, di conseguenza, che alcuni disporranno di informazioni più accurate di altri, il che logicamente condizionerà la percentuale di errori tra gli individui. Inoltre, anche se tutti i partecipanti nel mercato disponessero esattamente delle stesse informazioni, cioè, delle stesse conoscenze, ognuno di loro interpreterebbe questi dati in maniera assolutamente particolare, individuale, perché siamo razionali, abbiamo gusti e preferenze proprie, valorizziamo il possesso del denaro in modi differenti, siamo influenzati da diversi fattori esterni, etc. Siamo, insomma, unici.

La conclusione è che ci sarà sempre un livello di incertezza insito al processo della scelta delle azioni ottimali– cosa che si nota sia nel campo dell’economia, sia negli altri campi della vita umana. Tale incertezza, che si palesa nell’aziona umana, non è un’incertezza misurabile numericamente (come, ad esempio, quando diciamo che la probabilità che esca “testa” al lancio di una moneta in aria sarà del 50%). Nel caso specifico dell’azione umana nei mercati, trattasi di un’incertezza che chiamiamo incertezza genuina, perché non possiamo associarle né numeri né stime.

Conclusione

Il corollario dell’incertezza genuina è l’ignoranza: dobbiamo ammettere che, per più istruiti che possiamo essere, saremmo sempre ignoranti di alcune condizioni specifiche (momentanee o meno) che risulterebbero importanti affinché la nostra azione non sia passibile di errori.

Possiamo, dunque, concludere la nostra lezione di economia con una definizione più raffinata: L’economia del mondo reale non è altro che l’insieme di tutte le azioni – compre, vendite, prestiti, decisioni riguardanti la produzione, il risparmio, l’investimento, etc. – realizzate sotto forma di transazioni economiche e delle scelte che vengono fatte nel corso del tempo e che sono realizzate in un ambito di incertezza genuina.

L’errore, l’incertezza genuina, l’ignoranza, il fatto che i nostri giudizi di valore cambino con il passare del tempo e altri fattori ancora più complessi – e che non si limitano all’economia stricto sensu – fanno sì che lo studio dell’economia non sia per niente analogo allo studio di una qualsiasi scienza naturale. Detto ciò, bisogna essere cauti quando si usa la matematica per descrivere un comportamento economico, giacché l’economia è permeata da un livello di incertezza a volte incommensurabile: nessun modello matematico sarà capace di spiegare per quale ragione hai deciso di comprare una maglietta della Juve, anziché una dell’Inter.

La Scuola Austriaca rigetta l’uso della matematica nell’economia perché fa uso del criterio ipotetico-deduttivo(ossia, non usa il criterio induttivo) e perché adotta il falsificazionismo. In altre parole, i pensatori austriaci formulano una teoria in base ad argomenti logici e ritengono che tale teoria sarà considerata corretta finché non venga rifiutata (o falsata) dai fatti del mondo reale. È un approccio assolutamente diverso da quello di altre scuole di pensiero economico, che si basano su complessi modelli matematici per (provare a) descrivere il comportamento umano nel mondo reale.

Azione, tempo e conoscenza: ecco l’universo dell’economia!

Suggerimenti di lettura per approfondimenti

Questa pagina è stata scritta da Edson Amaral.

Inizia a scrivere e premi Enter per cercare