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Che cos’è il Capitalismo di Libero Mercato?

Il capitalismo di libero mercato è un sistema economico fondato sulle azioni individuali e implica l’esistenza di un sistema sociale e politico noto come Laissez Faire, o Liberalismo. Le decisioni vengono prese dagli Individui per mezzo del capitale che hanno accumulato grazie agli scambi volontari e al lavoro salariato.

Tale sistema si regola giuridicamente tramite la legge oggettiva, ossia con lo Stato di Diritto (rule of law), in opposizione alle regole arbitrarie scelte da poche o molte persone (rule of man).

In questo modo non ci può essere alcuna dittatura della maggioranza sulla minoranza, ben ricordando che la più piccola minoranza sulla Terra è l’Individuo.

Chi parla di “dittatura dei mercati” non considera che il mercato non è un ente cefalico che può compiere azioni, bensì è il nome dato all’astratto insieme di tutte le azioni economiche volontarie compiute dagli individui.

«Il capitalismo di libero mercato è il sistema sociale basato sul riconoscimento dei diritti individuali»

– Ayn Rand

Relazione fra Stato ed Economia

Il libero mercato implica che lo Stato non debba intervenire nell’economia e pone una linea di confine fra il potere governativo e il mercato, analogamente a quanto fatto nell’ambito sociale con la separazione fra Stato e Chiesa.

Da ciò ne deriva che il ruolo dello Stato non è quello di pianificare l’economia o di redistribuire la ricchezza, poiché in tale maniera si creerebbero distorsioni del mercato e diminuirebbe l’efficienza della produzione di ricchezza, causando una diminuzione del benessere generale.

Il pensiero liberale considera che la ricchezza non sia una quantità statica e immutabile, ma che essa possa essere prodotta (e, dunque, aumentata) dagli Individui; ne consegue che ogni individuo può produrre ricchezza e aumentare così il proprio benessere, il motto latino “homo faber fortunae suae” definisce al meglio questo concetto.

Non essendoci alcuna necessità di togliere a qualcuno la ricchezza che ha guadagnato onestamente e col duro lavoro, lo Stato non ha il compito di prelevarla dalle tasche dei cittadini per spenderla come i governanti credono sia meglio.

Camillo Benso, Conte di Cavour, sostenitore della separazione fra Stato e Chiesa

Perché il Libero Mercato è il miglior sistema?

Il libero mercato è l’unico sistema in grado di far emancipare le persone dalla povertà e lo ha dimostrato nel corso dei secoli, soprattutto nelle epoche di grande fioritura dei commerci.

Ciò avviene perché l’allocazione delle risorse viene effettuata meglio in un sistema in cui sono i singoli individui a decidere cosa finanziare e cosa no, rispetto ad un sistema in cui pochi eletti, che sostengono di agire nel nome del bene comune, decidono come spendere le risorse della collettività.

Non è per nulla possibile che un gruppo di persone, per quanto istruite e intelligenti possano essere, sia capace di guidare un grande numero di cittadini, poiché dovrebbero poter controllare un sistema con milioni di attori e miliardi di variabili differenti.

In parole povere, quando si chiede ai governanti di programmare l’economia o di centralizzare le scelte senza incorrere nel fallimento, si sta chiedendo qualcosa che potrebbe fare unicamente un essere sovrumano o divino.

Ecco i 5 motivi per cui bisognerebbe supportare il Libero Mercato:

  • Stimola la crescita economica e riduce la povertà: una meta-analisi di 60 studi[1] indica che la liberalizzazione ha ridotto la crescita economica nel breve periodo, ma ha avuto forti effetti positivi sulla crescita economica nel lungo periodo. In particolare, “gli effetti positivi delle riforme superano i costi dopo circa un anno e quindi continuano a contribuire alla crescita economica“.
  • Riduce la disoccupazione: i detrattori del libero mercato sostengono che la concorrenza delle importazioni in un dato settore porti a perdite interne di occupazione, tuttavia, i soldi risparmiati dai consumatori acquistando beni stranieri possono essere spesi o investiti altrove, creando occupazione in altri settori. Non bisogna dimenticare, cosa ancora più importante, che la concorrenza favorisce il progresso, per poter rimanere sul mercato è necessario essere sempre innovativi, puntando su ricerca e sviluppo. Allora il guadagno è duplice: le aziende saranno stimolate a migliorare per non chiudere e al contempo si abbasseranno i costi, verrà migliorata la qualità e si apriranno nuovi ambiti lavorativi.
  • Migliora gli standard lavorativi: sono in molti a sostenere che le pressioni concorrenziali indotte dal commercio potrebbero incoraggiare i paesi a competere gli uni contro gli altri riducendo gli standard lavorativi e le condizioni di lavoro al fine di ridurre i costi, eppure l’evidenza rivela l’opposto[2]: secondo una ricerca del Nationa Bureau Of Economic Research”ci sono prove che una maggiore apertura commerciale aumenta il livello e la conformità con i salari minimi e riduce il lavoro minorile. Allo stesso modo, ci sono poche prove che le riforme del commercio siano associate ad un peggioramento delle condizioni di lavoro.
  • Riduce le probabilità di un conflitto armato: l’interdipendenza economica sotto forma di commercio limita l’incentivo alla belligeranza interstatale sotto forma di conflitto militare. Il celeberrimo Frederic Bastiat ha affermato che “se i beni non attraversano i confini, saranno i soldati a farlo“ e pare avesse ragione[3], poiché il commercio internazionale si è espanso nel tempo e di conseguenza sembra che il mondo sia diventato molto più pacifico.
  • Aumenta la speranza di vita e diminuisce la mortalità infantile: l’apertura commerciale ha un effetto positivo a lungo termine sulla salute[4], [5], [6], misurato dall’aspettativa di vita e dalla mortalità infantile; l’aumento degli scambi è sia una conseguenza che una causa di miglioramento della salute.

In conclusione, possiamo asserire che il libero mercato promuove l’innovazione e stimola l’efficienza tramite la concorrenza; incoraggia gli individui e le imprese a compiere scelte in base al merito delle idee, dei prodotti e dei servizi migliori.

In questo sistema le persone sono libere di scegliere cosa fare nella propria vita, cosa comprare e a quale prezzo, da chi comprare e da chi farsi fornire un servizio, il tutto senza costrizioni da parte di un terzo autoritario, in genere lo Stato, che potrebbe imporre la volontà di alcuni su quella di altri.

Free to Choose, il celebre manuale di Milton Friedman

Le differenti tipologie di Capitalismo

Oltre al capitalismo di libero mercato esistono altre tipologie di capitalismo, così denominate per indicare l’accentramento del denaro secondo criteri differenti dal libero scambio. In questi casi la parola “capitalismo” è un falso amico: tali tipologie non sono rappresentative degli ideali della società liberale e del Laissez Faire, bensì indicano una società in cui il capitale è detenuto da poche persone che controllano la società tramite il potere statale.

Capitalismo di Stato: è il sistema economico nel quale i mezzi di produzione appartengono allo Stato e, dunque, la produzione è veicolata dai dirigenti statali. Questa visione pone le volontà dello Stato e dei suoi dirigenti al di sopra delle esigenze dei cittadini.

Corporativismo: è il sistema economico-sociale nel quale alcune corporazioni o organizzazioni sono delegate dallo Stato nel gestire determinati settori dell’economia e della produzione, spesso come monopolisti. Questo sistema si può venire a creare anche senza la delega esplicita dello Stato: le corporazioni finanziano le attività dei politici (lobbying) in cambio di regolamentazioni e tassazioni che pongono barriere all’entrata dei loro mercati, penalizzando la concorrenza.

Economia mista: in tale forma si prevede che ci sia la possibilità per i cittadini di svolgere liberamente attività economiche, ma con una forte regolamentazione e con il controllo da parte dello Stato nei settori ritenuti strategici.

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