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Seconda Lezione: L’Economia, la Scarsità, le Scelte e il Valore

Abbiamo tutti obiettivi da raggiungere nelle nostre vite, alcuni più semplici, come comprare un gelato in centro, altri più complessi, come scegliere la propria professione. Per raggiungere questi obiettivi (o fini), tutti noi disponiamo di mezzi e passiamo una parte considerevole del nostro tempo cercando di capire come utilizzarli in maniera ottimale per raggiungere tali fini. Allo stesso modo, l’economia cerca di affrontare il rapporto tra fini e mezzi nel miglior modo possibile.Facciamo un esempio: supponiamo che tu disponga di una determinata quantità di denaro e che questo sia il tuo unico mezzo. Supponiamo anche che tu abbia, in un determinato giorno, due obiettivi (o fini), come, ad esempio, comprare un nuovo smartphone e iscriverti a un corso di lingue. In questo caso, dovrai per forza fare una scelta: smartphone o corso di lingue.

Di regola facciamo le nostre scelte verificando, coscientemente o incoscientemente, quale delle alternative ci darà una maggiore soddisfazione in un determinato momento (che, in genere, è il momento in cui la scelta viene fatta). Tale soddisfazione, che deriva dal possesso e/o dall’uso di un determinato bene, viene chiamata dagli economisti utilità.

Valore: una Nozione Soggettiva

Qualsiasi scelta operata da un individuo è naturalmente preceduta da una valutazione, ossia, in primo luogo egli attribuisce un determinato valore a ciascuna delle opzioni possibili e successivamente opta per quella che reputa avere il valore maggiore.

Tale valutazione è soggettiva, dipende dalle nostre preferenze e dai nostri gusti personali, sebbene sia influenzata anche dai prezzi delle alternative e dal momento nel quale viene operata la scelta. Supponiamo, a fine esemplificativo, che la tua squadra di calcio abbia appena vinto la Champions League e che tu ti trovi allo stadio: in questo momento, il valore che attribuisci a una scarpa ufficiale della finale è molto maggiore di quanto sarebbe, per esempio, 6 mesi dopo. È per questo che si dice che il valore è soggettivo e cambia nel tempo.

 

Facciamo un altro esempio: per un pianista, il valore soggettivo di un buon pianoforte è maggiore del valore che una persona a cui la musica non piace gli attribuisce, anche se il prezzo del piano è lo stesso per entrambi. Naturalmente, l’acquisto del piano da parte del pianista dipenderà dai mezzi di cui dispone (soldi, spazio in casa in cui sistemarlo, etc.) e dalle alternative o scelte che dovrà fare (ad esempio, considerando la scarsità dei mezzi, il nostro pianista dovrà forse scegliere tra comprare il piano o ristrutturare la cucina).

Questo esempio è utile nella comprensione della differenza tra prezzo e valore. Dunque, se nel primo esempio la tua scelta è stata quella di comprare un nuovo smartphone, fatto l’acquisto hai pagato al negozio un prezzo, ma hai portato a casa un valore.

Insomma, il prezzo è ciò che paghi per un prodotto che desideri comprare, mentre il valore è la soddisfazione soggettiva che pensi che tale prodotto ti darà. Quindi, tale soddisfazione (o valore) è differente del prezzo e cambia da persona a persona, come abbiamo visto negli esempi del pianoforte e dello smartphone.

L’Azione Umana, la Scarsità e le Scelte Economiche

Ciò premesso, possiamo andare avanti col nostro ragionamento: dal momento che ci sono persone per le quali non si può vivere senza uno smartphone e persone per le quali uno smartphone è un bene molto secondario, il valore di uno smartphone sarà maggiore per le prime – che, naturalmente, saranno disposte a pagare un prezzo più alto per averlo (o, come spesso accade, a pagare il prezzo di uno smartphone di ultimo livello) – mentre, in un’ipotesi estrema, il secondo tipo di persone potrebbe addirittura ritenere di non aver proprio bisogno di un cellulare e, in tale caso, non sarà disposto a pagare nemmeno un centesimo per averne uno. Il prezzo è lo stesso, ma il valore che le persone attribuiscono a un oggetto cambia (a volte, infatti, il valore è zero per alcuni e incommensurabile per altri).

Quando alla fine prendiamo una decisione, scegliendo una tra le varie alternative possibili in un determinato momento, realizziamo un’azione. Ogni scelta naturalmente comporta un’azione corrispondente.

L’economia, dunque, non è altro che lo studio dell’azione umana, ossia, lo studio delle scelte che gli individui prendono, tenendo in conto che i mezzi e le risorse di cui dispongono non sono mai sufficienti a soddisfare tutti i propri fini. Tale fenomeno è conosciuto in linguaggio economico come scarsità e sta a significare che i mezzi saranno sempre scarsi se paragonati ai fini, il che vuol dire che non potremmo mai soddisfare tutti i nostri desideri, giacché siamo limitati dai mezzi che possediamo. In sostanza, l’economia è la scienza che ci permette di comprendere i migliori modi per affrontare il problema della scarsità.

È vero che man mano che le Nazioni si sviluppano economicamente, più mezzi e risorse emergono. Ma è altrettanto vero che anche i fini si moltiplicano, di modo che il problema della scarsità persiste. E, purtroppo, persisterà ancora e ancora. Al giorno d’oggi possediamo molti più mezzi rispetto ai nostri nonni, ma abbiamo anche più fini (più necessità e desideri) rispetto a quelli che si avevano 80 o 100 anni fa. Dunque, anche se guadagniamo più dei nostri nonni, abbiamo delle necessità più costose che non esistevano all’epoca, come, ad esempio, la TV via cavo, il computer, l’internet 50 Mega, lo smartphone, il microonde, la macchina, i viaggi in aereo, etc.

In sostanza, vogliamo enfatizzare che il problema della scarsità ci accompagna da sempre – dalla più remota Antichità – e continuerà ad accompagnarci. La moltiplicazione straordinaria di mezzi e risorse generata dal capitalismo non ha risolto il problema della scarsità, perché, ripetiamo, i fini, i desideri, le necessità crescono man mano che aumentano i mezzi e le risorse.

A questo punto apriamo una piccola parentesi: probabilmente avrai già sentito dire che il capitalismo ha dato origine a una miseria generalizzata, a scarsità, allo sfruttamento di intere nazione, etc., ma la realtà storica ci dice l’opposto. È stato proprio grazie al capitalismo – con la sua costante promozione della capacità imprenditoriale delle persone, con il suo persistente stimolo alle invenzioni, all’efficienza, alla scoperta di mezzi più economici, più veloci, più sicuri – che milioni di persone sono state riscattate dalla povertà estrema a partire della Rivoluzione Industriale. La miseria è sempre stata lo status disperato in cui vessava la maggior parte dell’umanità e oggi possiamo dire, per la prima volta nella storia, che meno del 10% del pianeta si trova sotto la soglia della povertà estrema[1].

L’Impossibilità del Calcolo Economico al di fuori del Mercato

Nel socialismo, le scelte individuali sono abbastanza limitate, quasi inesistenti. Ciò si deve al fatto che nel socialismo spetta allo Stato il potere di fare la stragrande maggioranza delle scelte – quali saranno i beni prodotti, in quale quantità, come e per chi verranno prodotti.

In questo schema di organizzazione economica, i mezzi sono di proprietà dello Stato e spetta agli individui – al massimo – soltanto la scelta, tra le poche alternative che lo Stato gli lascia a disposizione. In tale sistema, a rigore, non possiamo parlare veramente di prezzi, bensì di pseudo-prezzi, perché i prezzi, i veri prezzi, posso essere determinati soltanto dal mercato, da milioni di piccole decisioni individuali che alla fine, come una orchestra e tramite un vero e proprio ordine spontaneo, arrivano a un risultato numerico. E il mercato, naturalmente, esiste soltanto nella misura in cui esiste la proprietà privata dei mezzi di produzione.

Dal momento che il sistema socialista non adotta la proprietà privata, in tale sistema non esistono i mercati propriamente detti, ossia, i prezzi non vengono determinati da milioni di decisioni prese da venditori e compratori che agiscono liberamente. Infatti, dato che non ci sono i prezzi, tale sistema è guidato ciecamente, perché in esso spetta al governo l’impossibile ruolo di fare il calcolo economico correttamente – cioè, senza l’aiuto dei milioni di transazioni libere –, sostituendosi al mercato.

La nota impossibilità del calcolo economico nel socialismo ha portato Ludwig von Mises, un grande economista austriaco, ad affermare categoricamente, intorno al 1920[2], che l’URSS aveva un’economia guidata alla cieca, che poteva durare per sei o sette decenni, alla fine dei quali sarebbe scomparsa, per crollare come un castello di carte – come in effetti è accaduto nel 1991.

Conclusione

La definizione più conosciuta dell’economia afferma che l’economia è la scienza che studia come utilizzare le risorse disponibili – sempre scarse – per soddisfare fini alternativi. Si deve comprendere che in economia abbiamo i fini e i mezzi usati per raggiungerli, ma che l’economia come scienza deve occuparsi essenzialmente dei mezzi. È, infatti, una scienza dei mezzi, in cui i fini non sono determinati dai burocrati, dai politici o dagli economisti, bensì dai consumatori. Sono i consumatori le autorità massime nel sistema di libero mercato.

I principali problemi che l’economia ha l’obiettivo di decifrare sono cosa produrre, quanto produrre e come produrre, e le risposte più adeguate a tali domande, come vedremo nelle prossime lezioni, possono essere trovate solo nei mercati. Solo lì le azioni (scelte) libere dei consumatori e dei venditori si incontrano e arrivano a un consenso.

Concludendo, abbiamo discusso alcuni dei concetti fondamentali dell’economia: mezzi, risorse, fini, scarsità, utilità, scelte e valore. Se li hai capiti tutti, sei pronto per affrontare gli argomenti di cui parleremo nelle prossime lezioni. Alcuni di questi concetti, come l’utilità, verranno approfonditi in un secondo momento, in quanto risulteranno fondamentali per capire importanti teorie economiche

Per il momento, that’s all folks.

 

Suggerimenti di lettura

Questa pagina è stata scritta da Edson Amaral.

Fonti:

[1] The World Bank Economy Review <http://www.worldbank.org/en/news/feature/2016/06/08/ending-extreme-poverty>

[2] MISES, Ludwig von. Il calcolo economico nello Stato socialista <https://www.amazon.it/calcolo-economico-socialista-Classici-libert%C3%A0-ebook/dp/B00HEMI946>

 

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